Il lato oscuro della soia

Promuovere i cibi di soia come salutari ignorando i pericoli della soia e dei suoi derivati dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità. Se pensi che questa affermazione sia troppo estrema, leggi quest’articolo fino alla fine e poi pensa!

I pericoli della soia sono documentati in modo esauriente nella letteratura scientifica, il che rende difficile credere che molte comunità di salute e fitness, consulenti e la maggior parte di negozi di cibi sani ancora promuovono i prodotti di soia come alimenti ultra-salutari.
Speriamo che queste dichiarazioni false e dannose inizieranno a cambiare e che i pericoli della soia saranno meglio conosciuti.

 

Una sintesi dei pericoli della soia

• Semi e prodotti di soia contengono livelli elevati di acido fitico, che inibisce l’assimilazione di calcio, magnesio, rame, ferro e zinco;
• Mettere in ammollo, far germogliare e una lunga e lenta cottura non neutralizzano l’acido fitico;
• E’ stato dimostrato che le diete ad alto contenuto di acido fitico causano problemi di crescita nei bambini;
• Inibitori della tripsina di soia interferiscono con la digestione delle proteine e possono causare disturbi del pancreas;
• Test sugli animali hanno dimostrato una crescita stentata quando ci si alimenta con inibitori di tripsina provenienti dalla soia;
• Gli estrogeni vegetali trovati nella soia, chiamati fitoestrogeni, ostacolano la funzione endocrina, cioè il corretto funzionamento delle ghiandole che producono ormoni, e hanno la capacità di causare infertilità e favorire il cancro al seno nelle donne adulte;
• Ipotiroidismo e cancro alla tiroide possono essere causati dai fitoestrogeni della soia;
• La soia per i bambini è stata associata alle malattie autoimmuni della tiroide;
• E’ stato riscontrato che la soia aumenta il bisogno del corpo di vitamina B12 e vitamina D;
• MSG (chiamato anche acido glutammico libero), una potente neurotossina, si forma durante la lavorazione degli alimenti di soia. Molti prodotti hanno anche aggiunte di MSG;
• Molti cibi di soia contengono elevati livelli di alluminio tossico, che ha effetti negativi sul sistema nervoso ed è stato associato all’insorgenza dell’Alzheimer.

Se l’elenco dei pericoli non è sufficiente per farti uscire dal tuo negozio di cibi sani, continua a leggere. C’è di peggio.

 

Alimentare i neonati con la soia è come dar loro la pillola anticoncezionale

È stato riscontrato che i bambini alimentati con soia hanno dalle 13.000 alle 22.000 volte più estrogeni rispetto ai bambini alimentati a base di latte. I neonati allattati esclusivamente con soia ricevono l’equivalente di estrogeni (in base al peso corporeo) di almeno quattro o cinque pillole anticoncezionali al giorno! Avete letto bene… quattro o cinque pillole anticoncezionali al giorno! Ecco il riferimento in modo che potete controllarli da soli. [Irvine, C. et al., “I potenziali effetti negativi di fitoestrogeni della soia in alimentazione infantile”, New Zealand Medical Journal 24 maggio 1995, pag. 318]. al contrario, le formule a base di latte quasi non contengono fitoestrogeni, né il latte materno, anche se la madre consuma prodotti a base di soia. (Sally Fallon & Mary G. Enig, Ph, D.);

• Vi è stato un aumento del ritardo nella maturazione fisica nei ragazzi, incluso la mancanza di sviluppo di organi sessuali;
• Al contrario, molte ragazze oggi mostrano segni di pubertà, come lo sviluppo del seno e peli pubici, prima dell’età di otto anni, e alcune anche prima dell’età dei tre;
• Entrambe le anomale condizioni sono state collegate all’uso di formule a base di soia e all’esposizione a “estrogeni ambientali”, quali i PCB (bifenili policlorurati) e DDE (diclorodifenildicloroetilene), un prodotto della degradazione del DDT.

Vorresti esporre consapevolmente il tuo piccolo bambino ai pericoli della soia?

 

Ma le culture orientali non consumano tanta soia?

Sembra che, storicamente, le culture orientali consumavano soprattutto prodotti di soia fermentati tradizionalmente, come miso, tempeh, natto, shoyu, e il tamari. (Il tofu non è fermentato e rientra nella categoria dei prodotti di soia pericolosi). Questi alimenti furono consumati in piccole quantità, come condimento.

• I ricercatori hanno riscontrato che gli alimenti di soia rappresentano solo l’1,5 per cento delle calorie nella dieta cinese. (1977 Chang KC)
• La soia attualmente consumata non è la stessa che veniva utilizzata dalle tradizionali culture orientali.

 

Problemi con l’isolato proteico di soia

Inoltre, i moderni alimenti a base di soia sono molto diversi da quelli tradizionalmente consumati in Asia. La maggior parte è realizzata con isolato proteico di soia (SPI), che è una polvere ricca di proteine estratta da un processo industriale a partire dal prodotto di scarto della produzione di olio di soia. È il modo dell’industria di realizzare un profitto su un prodotto di scarto. L’industria ha speso oltre 30 anni e miliardi di dollari sviluppando SPI.
• Negli studi sull’alimentazione il SPI ha causato molte carenze nei ratti. È ampiamente riconosciuto che la soia causa carenze di vitamina B12 e zinco, ma la gamma di carenze è stata sorprendente.
• Anche se il SPI viene aggiunto a vari alimenti, non gli è mai stato concesso lo status di GRAS, che significa “generalmente riconosciuto come sicuro”. L’ FDA ha riconosciuto lo status GRAS al SPI solo per l’utilizzo come legante nelle scatole di cartone. Durante la lavorazione della soia, si formano molte tossine, come i nitrati (che sono cancerogeni) e una tossina chiamata lisinoalanina. La presenza di tale tossina ha portato la FDA a negare lo status GRAS al SPI, come additivo alimentare.
• L’FDA accetta anche un reclamo per la salute per gli alimenti che contengono 6,25 grammi di SPI per porzione.

 

Studi scientifici che dimostrano effetti contrari della soia alimentare

La Weston Price Foundation ha una lista di studi effettuati dal 1971 al 2003 che dimostrano gli effetti contrari degli alimenti di soia. Per darti un’idea di questi studi, ecco alcuni riassunti, ma ce ne sono in più oltre 50.

1986

Fort P e altri. Breast feeding and insulin-dependent diabetes mellitus in children. J Am Coll Nutr 1986; 5 (5) :439-441.
Il doppio dei bambini alimentati con soia svilupparono il diabete rispetto a quelli di un gruppo di controllo che furono allattati al seno o avevano ricevuto una formula a base di latte. Basandosi su questo studio l’American Academy of Pediatrics prese una posizione di opposizione all’uso della soia nelle formule per bambini, che fu successivamente abbandonata dopo che l’AAP ricevette risorse sufficienti da parte dell’Infant Formula Council.

1994

NM Hawkins e altri. Potential aluminium toxicity in infants fed special infant formula. J Pediatr Gastroenterol Nutr 1994;. 19 (4) :377-81 (1994).
I ricercatori riscontrarono concentrazioni di alluminio di 534 microgrammi/L nella formula a base di soia, rispetto ai 9,2 microgrammi/L nel latte materno. Gli autori conclusero che i bambini possono essere a rischio di tossicità proveniente dall’alluminio quando consumano una formula contenente più di 300 microgrammi/L.

1999

Sheehan DM e Doerge DR, Letter to Dockets Management Branch (HFA-305) February 18, 1999. Una dura lettera di protesta da parte di due ricercatori del governo al National Center for Toxicological Research che insisteva sul fatto che le proteine di soia portassero un’etichetta di avvertimento, piuttosto che una pretesa di salute.

1999

White L. Association of High Midlife Tofu Consumption with Accelerated Brain Aging. Plenary Session #8: Cognitive Function, The Third International Soy Symposium, Program, November 1999, page 26.
Uno studio di americani di origini giapponesi che vivono alle Hawaii trovarono una relazione statisticamente significativa tra due o più porzioni di tofu a settimana e “un invecchiamento accelerato del cervello”. I partecipanti che consumarono il tofu in mezza età avevano una funzione cognitiva inferiore in età avanzata e una maggiore incidenza di Alzheimer e demenza.

2001

Strom BL e altri. Exposure to soy-based formula in infancy and endocrinological and reproductive outcomes in young adulthood. JAMA 2001 Nov 21; 286 (19): 2402-3.
Anche se è stato riportato dai media come una rivendicazione della formula di soia per bambini, lo studio rilevò che in realtà i bambini alimentati con soia ebbero più problemi riproduttivi e più asma da adulti.

 

La FDA aveva informazioni scientifiche riguardanti i pericoli della soia ma scelse di ignorarle

Si potrebbe pensare che probabilmente le persone non conoscevano gli effetti tossici dei semi di soia, che l’industria alimentare e la FDA devono essere state malinformate circa i presunti benefici, e i pericoli reali, della soia. Purtroppo per la credibilità della FDA, non fu così.
Basta fare una ricerca su “soybean” al Poisonous Plant Database del United States FDA’s Center for Food Safety and Applied Nutrition per visualizzare quest’informazione da soli.
Proprio lì, in bianco e nero, troverai 288 studi sulla soia, molti concentrati sulle proprietà tossiche e gli effetti dei semi di soia. Non è molto facile da capire o accedere agli studi attuali, ma è motivo di grande preoccupazione il fatto che la FDA ha avuto quest’informazione e ha scelto consapevolmente di ignorare i pericoli, così come ha fatto con tanti altri additivi e prodotti farmaceutici.
È tragico pensare alla sofferenza umana che sarebbe potuta essere evitata se la FDA fosse stata più cauta e avesse ascoltato i suoi consulenti scientifici.
Inoltre, è stato sbalorditivo pensare che l’agenzia federale, il cui mandato è, tra le altre cose, di “promuovere e proteggere la salute pubblica, monitorare i prodotti per la sicurezza continua dopo che sono in uso, e aiutare il pubblico a ottenere un’informazione accurata e scientifica necessaria per migliorare la salute”, potrebbe fare consapevolmente l’esatto opposto.
Questo è un altro esempio che evidenzia la necessità di istruirsi trovando una buona fonte di informazioni su cui basare la tua salute e le decisioni sulla dieta, piuttosto che basarsi sul timbro di approvazione della FDA.

Controindicazioni Soia Sono Più Reali Di Quanto Pensi

Maggiori conferme sui pericoli della soia: condizioni probabilmente attribuibili al suo consumo

• Asma;
• Affaticamento cronico;
• Depressione;
• Diabete;
• Aritmia cardiaca;
• Malattie cardiache o del fegato;
• Infertilità/problemi riproduttivi;
• Sindrome dell’intestino irritabile;
• Difficoltà di apprendimento/ADD/ADHD;
• Disturbi del pancreas;
• Pubertà precoce o ritardata;
•  Artrite reumotoide;
• Condizioni della tiroide: disordini autoimmnuni della tiroide (sindrome di Graves o Hashimoto);
• Gozzo;
• Ipotiroidismo;
• Ipertiroidismo;
• Noduli tiroidei;
• Cancro della tiroide;
• Altri disturbi della tiroide;
• Cancro dell’utero;
• Aumento di peso.

Sintomi di disturbi probabilmente attribuibili alla soia

• Continua sensazione di freddo o caldo;
• Anemia;
• Problemi comportamentali;
• Unghia fragili;
• Eczema;
• Diradamento o perdita dei capelli;
• Iperattività;
• Carenze nell’apprendimento;
• Letargia o bassa pressione sanguigna;
• Mal di ossa e articolazioni;
• Occhi gonfi o che lacrimano.

 

Pensi ancora che stiamo esagerando con i pericoli della soia?

Quando c’è una probabilità abbastanza fondata che qualcosa è dannoso, com’è il caso della soia, il buon senso dice che è meglio evitarlo!
Le aziende che ricavano miliardi dalla vendita della soia vorrebbero farci credere che fino a quando i pericoli della soia non saranno provati senza ombra di dubbio, non dobbiamo preoccuparci.
Roger Eichman ha succintamente riassunto il principio di precauzione: “il principio di precauzione richiede un intervento una volta che esiste la possibilità del danno. Non richiede la prova senza ombra di dubbio”.

Per ulteriori informazioni sui pericoli della soia, vai al sito della Weston Price Foundation http://www.westonaprice.org/soy-alert

 

Prefazione sulla soia

Quando si parla di soia (Glycine max) bisogna richiamare alla mente due concetti fondamentali. Il primo è che si tratti di un legume; il secondo è che va fatto un discorso integrativo per quello che la soia rappresenta: una risorsa economica di importanza strategica e nutrizionale.

La soia viene coltivata da circa 2 millenni nei paesi dell’estremo oriente, ma attualmente viene prodotta e commercializzata soprattutto dagli Stati Uniti (paese nel quale i controlli alimentari e le linee guida per una corretta e sana alimentazione sono un tantino diverse da quelle italiane: basti pensare agli ormoni – fonte: http://www.europarlamento24.eu/stop-definitivo-alla-carne-agli-ormoni/0,1254,106_ART_1932,00.html).

 

Derivati della soia impiegati a scopo alimentare

•  i semi mangiati prima della completa maturazione;

•  i germogli (li si mangia soprattutto in Medio Oriente);

•  la farina (comunemente usata per la preparazione di prodotti dietetici (anche dolci), mangimi per animali);

•  l’olio di soia;

• il latte ed il formaggio (tofu);

•  la salsa di soia;

•  il glutammato monosodico (sale di sodio dell’acido glutammico- prodotto a partire dall’idrolisi delle proteine – come per la salsa).

 

Cosa dice la Sanità italiana sulla soia

In Italia il Dm 106/88 autorizza la produzione, l’importazione ed il commercio di farina di soia ristrutturata, di proteine di soia concentrate e ristrutturate e di proteine di soia isolate ristrutturate.

Per la disoleazione dei semi è consentito solo l’esano e solo con precisi requisiti chimico-fisici e di purezza.

Attenzione anche all’eventuale aggiunta di derivati della soia agli insaccati (crudi freschi o stagionati) e alle carni (in pezzi, crude, affumicate o stagionate): è vietato dalla legge!

 

OGM

Sulla soia, vuoi anche il fatto che sia una risorsa economica per la liberale e capitalista America, aleggia anche l’ombra degli OGM, ossia degli organismi geneticamente modificati. Uno dei primi e più discussi OGM fu la soia Round Up resistente al glifosato, principio attivo di erbicidi a largo spettro utilizzato contro le infestanti delle colture. La resistenza è dovuta a proteine enzimatiche codificate da un gene estratto da Agrobacterium tumefaciens.

La soia OGM rappresenta l’87% della soia coltivata negli Stati Uniti e il 60% a livello globale (dato del nel 2005). Recentemente la ricerca americana è andata avanti con la profilazione di una seconda generazione di soia Round up, che garantisce una produttività del 4-7% superiore alle altre varietà di soia.

 

Soia cruda? Assolutamente mai!

Perchè la soia possa costituire un alimento sano per l’uomo, bisogna sempre cuocerla in acqua abbastanza calda da scomporre gli inibitori della tripsina – enzima, appartenente alla classe delle idrolasi – (inibitori della serin proteasi).
La soia cruda, inclusi i germogli immaturi, è tossica per tutti gli esseri viventi monogastrici (quando lo stomaco presenta una sola sacca).

Rischi, controindicazioni, effetti collaterali della soia

In questo paragrafo vedremo se esistano realmente dei rischi nel mangiare prodotti a base di soia. Il tutto sempre corredato da riferimenti bibliografici.

Allergia

La soia è annoverata tra gli alimenti che più comunemente causano allergia, proprio assieme a latte, uova, arachidi, noci, frutti di mare, etc.
Spesso il problema dell’allergia alla soia viene riportato dai più giovani di età a seguito dei sintomi descritti dai genitori al pediatra e alle successive analisi dei test allergenici: di solito entro dei minuti fino a qualche ora dall’ingestione possono comparire nei soggetti predisposti sintomi quali orticaria e angioedema (rapido gonfiore della cute). Nei casi più rari si può arrivare ad una vera e propria anafilassi.
Il motivo di una discrepanza temporale così ampia (per quanto riguarda la comparsa dei sintomi) risiede probabilmente nel fatto che le proteine della soia sono un fattore scatenante meno potente di quelle presenti in anacardi e crostacei.

Oltre all’allergia si può inciampare nell’intolleranza alla soia.
Ci limitiamo a ricordare che nel caso di intolleranze alimentari non si scatenano i classici meccanismi di una allergia. I sintomi più ricorrenti sono vomito e diarrea. Sintomi che scompaiono non appena si depennano alimenti a base di soia dalla propria alimentazione.
In ogni caso non vanno sottovalutate neppure le intolleranze perchè possono accompagnarsi da perdite di sangue nelle feci, anemia, perdita di peso e ritardi nella crescita.

I soggetti più esposti a soffrire di intolleranza alla soia sono quelli che hanno già manifestato una certa sensibilità al latte vaccino e che trovano nella soia un “trigger secondario”.

[Riferimenti]

^ Cordle, C. T. (May 2004). “Soy Protein Allergy: Incidence and Relative Severity”. Journal of Nutrition (The American Society for Nutritional Sciences) 134 (5): 1213S–1219S. PMID 15113974.

^ Sampson, H. A. (May 1999). “Food Allergy, Part 1: Immunopathogenesis and Clinical Disorders”. The Journal of Allergy and Clinical Immunology (American Academy of Allergy) 103 (5): 717–728. PMID 10329801.

 

Fitoestrogeni

Abbiamo accennato ai fitoestrogeni presenti nella soia quando abbiamo fatto un cenno agli isoflavoni genisteina e daidzeina. Queste due sostanze, infatti, svolgono una leggera azione estrogenica. Azione che, fin tanto non si esagera nelle quantità, non influenza significativamente le risposte fisiologiche dell’organismo umano.

Ad ogni modo non è solo la soia ad apportare fitoestrogeni.
Troviamo isoflavoni e lignani anche nei cereali (grano, orzo, frumento, segala , riso, luppolo e crusca) nella frutta e nei vegetali, compreso l’olio d’oliva.
Generalmente cereali, legumi, frutta e vegetali sono degli anticipatori dei fitoestrogeni, che vengono successivamente messi in azione dai batteri che abitano il nostro intestino. Una volta assimilati (procedura che in tutti i casi varia da persona a persona a seconda delle proprie abitudini alimentari, dall’eventuale uso di antibiotici e possibili defezioni intestinali – colite o stipsi) i fitoestrogeni di legano ai recettori estrogenici umani.

La soia ed i prodotti a base di soia sono tra i più ricchi in contenuto di fitoestrogeni (calcolati in peso umido per 100 grammi), principalmente presenti sotto le sembianze di isoflavoni.
Se paragoniamo questi prodotti a base di soia al tanto nutriente latte umano o alle migliori formule di alimentazione per infanti a base di latte di mucca troviamo che, mentre in queste formulazioni più naturali i livelli di isoflavoni si attestano ad un 0,005-0,01 mg / die, le formulazioni a base di soia arrivano a livelli di fitoestrogeni di 6-47 mg / die. Stiamo parlando di diversi ordini di grandezza in più (ed in un alimento che viene fornito giornalmente, se non più volte al giorno).

[Riferimenti]

^ Mitchell, Julie H.; Cawood, Elizabeth; Kinniburgh, David; Provan, Anne; Collins, Andrew R.; Irvine, D. Stewart (June 2001). “Effect of a Phytoestrogen Food Supplement on Reproductive Health in Normal Males”. Clinical Science (Biochemical Society (Great Britain)) 100 (6): 613–618. PMID 11352776.

^ Thompson, Lilian U.; Boucher, Beatrice A.; Liu, Zhen; Cotterchio, Michelle; Kreiger, Nancy (2006). “Phytoestrogen Content of Foods Consumed in Canada, Including Isoflavones, Lignans, and Coumestan”. Nutrition and Cancer (Wiley Online Library) 54 (2): 184–201. doi:10.1207/s15327914nc5402_5. PMID 16898863.

^ a b Napier, India D., et al. “Testicular Development in Male Rats Is Sensitive to a Soy-Based Diet in the Neonatal Period.” Biology of reproduction (2014): biolreprod-113.

 

Animali e test sulla soia

Bisogna immediatamente dire che i test eseguiti sugli animali non possono essere additati come corretto metro di paragone per la fisiologia umana.
Detto questo va menzionato che tantissimi studi (ve li riporterò tra i riferimenti) hanno evidenziato la pericolosità di alti livelli di fitoestrogeni durante il periodo prenatale quanto quello postnatale. In particolare a soffrirne sarebbero i maschi con defezioni della crescita dei genitali e la loro funzionalità.

[Riferimenti]

^ Napier, India D., et al. “Testicular Development in Male Rats Is Sensitive to a Soy-Based Diet in the Neonatal Period.” Biology of reproduction (2014): biolreprod-113.

^ Akingbemi BT, Braden TD, Kemppainen BW, Hancock KD, Sherrill JD, Cook SJ, He X, Supko JG. Exposure to phytoestrogens in the perinatal period affects androgen secretion by testicular Leydig cells in the adult rat. Endocrinology 2007; 148:4475-4488.

^ Sharpe RM, Martin B, Morris K, Greig I, McKinnell C, McNeilly AS, Walker M. Infant feeding with soy formula milk: effects on the testis and on blood testosterone levels in marmoset monkeys during the period of neonatal testicular activity. Hum Reprod 2002; 17:1692-1703.

^ Wisniewski AB, Klein SL, Lakshmanan Y, Gearhart JP. Exposure to genistein during gestation and lactation demasculinizes the reproductive system in rats. J Urol 2003; 169:1582-1586.

^ McVey MJ, Cooke GM, Curran IH, Chan HM, Kubow S, Lok E, Mehta R. Effects of dietary fats and proteins on rat testicular steroidogenic enzymes and serum testosterone levels. Food Chem Toxicol 2008; 46:259-269

^ Ariyaratne HB, Mendis-Handagama SM, Mason JI. Effects of tri-iodothyronine on testicular interstitial cells and androgen secretory capacity of the prepubertal Rat. Biol Reprod 2000; 63:493-502.

^ Assinder S, Davis R, Fenwick M, Glover A. Adult-only exposure of male rats to a diet of high phytoestrogen content increases apoptosis of meiotic and post-meiotic germ cells. Reproduction 2007; 133:11-19.

^ Goyal HO, Robateau A, Braden TD, Williams CS, Srivastava KK, Ali K. Neonatal estrogen exposure of male rats alters reproductive functions at adulthood. Biol Reprod 2003; 68:2081-2091.

 

Donne e rischi legati al consumo di soia

Quando si parla di soia ad una donna, la prima cosa che gli balza in mente è: ma la soia fa venire il cancro al seno? E’ capace di darmi una recidiva?
Affrontiamo immediatamente questo tema, sottolineando fin da adesso la gran confusione di dati contrastanti susseguitisi nel tempo.

Nel 2001 una rivista di letteratura scientifica suggeriva che le donne con problemi attuali o passati legati al cancro al seno avrebbero dovuto prestare attenzione alla soia per evitare di far aumentare il rischio di potenziale crescita della massa tumorale. Causa di tutto sarebbero stati i fitoestrogeni della soia additati come stimolanti della crescita delle cellule tumorali.

Poi, però, nel 2006 la relazione tra soia e cancro al seno venne nuovamente attenzionata e rimessa in discussione. Addirittura le direttive vennero sovvertite e venne dichiarato che la soia potrebbe diminuire il rischio di cancro al seno, anche se bisognava vagliare l’impatto che gli isoflavoni della soia avrebbero potuto giocare sul tessuto mammario. E questo impatto avrebbe necessitato di attente valutazioni a livello cellulare direttamente nelle donne ad alto rischio di tumore al seno.

Successivamente si scoprì che un alto consumo di acidi grassi polinsaturi omega-6, sostanze che si trovano in molti oli vegetali (ed ovviamente anche in quello di soia), può aumentare la probabilità che una donna in menopausa possa maturare un tumore alla mammella. Ma anche questa certezza franò ben presto quando successive analisi (pubblicate sul Journal of the National Cancer Institute) evidenziavano una relazione inversa tra assunzione di omega-6 e cancro al seno.

Ed oggi? La situazione è più chiara oggi?
Direi di no.
Nel gennaio del 2011, infatti, dopo aver analizzato la letteratura precedente (quindi meta-analisi) si legge in una nuova pubblicazione (è il terzultimo riferimento in coda): “Il nostro studio suggerisce che l’assunzione di isoflavoni della soia è associata ad una significativa riduzione del rischio di incidenza del cancro al seno nelle popolazioni asiatiche, ma non nelle popolazioni occidentali“.

Nell’agosto 2011, poi, uno studio sulla somministrazione giornaliera di compresse contenenti 200 mg di isoflavoni della soia per due anni ha riportato la nullità del trattamento come prevenzione con l’osteoporosi ed i sintomi della menopausa.

[Riferimenti]

^ De Lemos, Mário L (September 2001). “Effects of Soy Phytoestrogens Genistein and Daidzein on Breast Cancer Growth”. Annals of Pharmacotherapy (Harvey Whitney Books) 35 (9): 1118–1121. PMID 11573864.

^ Messina, M.; McCaskill-Stevens, W.; Lampe, J. W. (September 2006). “Addressing the Soy and Breast Cancer Relationship: Review, Commentary, and Workshop Proceedings”. JNCI Journal of the National Cancer Institute (National Cancer Institute) 98 (18): 1275–1284. PMID 16985246.

^ Sonestedt, Emily; Ericson, Ulrika; Gullberg, Bo; Skog, Kerstin; Olsson, Håkan; Wirfält, Elisabet (October 2008). “Do Both Heterocyclic Amines and Omega-6 Polyunsaturated Fatty Acids Contribute to the Incidence of Breast Cancer in Postmenopausal Women of the Malmö Diet and Cancer Cohort?”. International Journal of Cancer (John Wiley & Sons) 123 (7): 1637–1643. PMID 18636564.

^ Pala, V.; Krogh, V.; Muti, P.; Chajès, V.; Riboli, E.; Micheli, A.; Saadatian, M.; Sieri, S. et al. (July 2001). “Erythrocyte Membrane Fatty Acids and Subsequent Breast Cancer: A Prospective Italian Study”. Journal of the National Cancer Institute (National Cancer Institute) 93 (14): 1088–1095. PMID 11459870.

^ Dong, Jia-Yi; Qin, Li-Qiang (January 2011). “Soy Isoflavones Consumption and Risk of Breast Cancer Incidence or Recurrence: A Meta-analysis of Prospective Studies”. Breast Cancer Research and Treatment (Springer) 125 (2): 315–323. PMID 21113655.

^ Levis, Silvina; Strickman-Stein, Nancy; Ganjei-Azar, Parvin; Xu, Ping; Doerge, Daniel R.; Krischer, Jeffrey (August 2011). “Soy Isoflavones in the Prevention of Menopausal Bone Loss and Menopausal Symptoms: A Randomized, Double-blind Trial”. Archives of Internal Medicine (American Medical Association) 171 (15): 1363–1369. PMID 21824950.

^ Newton, Katherine M.; Grady, Deborah (August 2011). “Soy Isoflavones for Prevention of Menopausal Bone Loss and Vasomotor Symptoms: Comment on ‘Soy Isoflavones in the Prevention of Menopausal Bone Loss and Menopausal Symptoms’”. Archives of Internal Medicine (American Medical Association) 171 (15): 1369–1370. PMID 21824951.

 

Uomini e rischi legati al consumo di soia

Anche in questo caso, proprio come nel paragrafo precedente a proposito della salute delle donne, i fitoestrogeni sono imputati come possibile controindicazione e rischio nel mangiare la soia. Alcuni studi infatti avrebbero suggerito nel tempo che tali sostanze potrebbero influenzare i livelli di testosterone negli uomini.
Ad ogni modo una meta-analisi di 15 studi (con tanto di controllo-placebo) pubblicata nel 2010 ha dimostrato come nè gli alimenti a base di soia nè gli integratori stessi di isoflavoni possano realmente alterare le concentrazioni di testosterone ed estrogeni presenti nell’uomo.

Un’altra ipotesi a danno del consumo di soia era che gli enterolattoni, metaboliti dei lignani, potessero aumentare il rischio di sviluppare un cancro alla prostata. Ma anche in questo caso non sono state rinvenute evidenze significativa tali da lanciare un allarme. Anzi una meta-analisi del 2009 ha concluso che il consumo di cibi a base di soia sia associabile ad una riduzione di rischio di un futuro cancro alla prostata.

Inoltre gli uomini che assumono regolarmente la soia non hanno riportato danni sulla quantità e qualità di liquido seminale prodotto.

[Riferimenti]

^ Hamilton-Reeves, Jill M.; Vazquez, Gabriela; Duval, Sue J.; Phipps, William R.; Kurzer, Mindy S.; Messina, Mark J. (2010). “Clinical studies show no effects of soy protein or isoflavones on reproductive hormones in men: Results of a meta-analysis”. Fertility and Sterility 94 (3): 997–1007. PMID 19524224.

^ Heald, C. L.; Ritchie, M. R.; Bolton-Smith, C.; Morton, M. S.; Alexander, F. E. (2007). “Phyto-oestrogens and risk of prostate cancer in Scottish men”. British Journal of Nutrition 98 (2): 388–96. PMID 17403269.

^ Messina, Mark (2010). “Soybean isoflavone exposure does not have feminizing effects on men: A critical examination of the clinical evidence”. Fertility and Sterility 93 (7): 2095–2104. PMID 20378106.

^ Yan, Lin; Spitznagel, Edward L (2009). “Soy consumption and prostate cancer risk in men: a revisit of a meta-analysis”. The American Journal of Clinical Nutrition 89 (4): 1155–63. PMID 19211820.

 

La soia ed il cervello

La bibliografia forense ci insegna che gli estrogeni possono aiutare il cervello nel proteggersi e ripararsi (studi eseguiti sui ratti da laboratorio), ma anche che i fitoestrogeni possono ledere le capacità di recupero in alcuni traumi cerebrali.

Una discrepanza dei dati raccolti si ha anche con le cellule umane: uno studio su degli uomini giapponesi (condotto dal 1965 fino al 1999) ha puntualizzato una correlazione positiva tra l’atrofizzazione del cervello e il consumo di pasti a base di tofu; uno studio indonesiano, invece, condotto sia su uomini che donne ha correlato un alto consumo di tofu (cagliatura del succo ricavato dalla soia e dalla successiva pressatura in blocchi) ad un deperimento delle capacità mnemoniche, ma allo stesso tempo il consumo di tempeh (alimento fermentato ricavato dai semi di soia gialla) le avrebbe migliorate.

Morale della favola: al momento non esistono evidenze tali da poterci far sbilanciare sull’utilizzo della soia come possibile integratore utile a migliorare il recupero cellulare e le funzionalità del nostro cervello. In tutti gli studi citati potrebbero aver giocato un ruolo fondamentale il tipo di soia usata o le metodiche di preparazione utilizzate o gli ingredienti o altro che al momento mi sfugge.

[Riferimenti]

^ Burguete MC, Torregrosa G, Pérez-Asensio FJ, et al.; Burguete M. C.; Torregrosa G.; Pérez-Asensio F. J.; Castelló-Ruiz M.; Salom J.B.; Gil J. V.; Alborch E. (February 2006). “Dietary Phytoestrogens Improve Stroke Outcome After Transient Focal Cerebral Ischemia in Rats”. European Journal of Neuroscience (European Neuroscience Association) 23 (3): 703–710. PMID 16487152.

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Carcinogenicità della soia

Per quanto riguarda eventuali carcinogenicità della soia si sono riscontrati casi di cancro al pancreas nei ratti alimentati con farina cruda di soia. Tuttavia nessuna evidenza è emersa nel caso in cui la farina fosse stata cucinata.

In ogni caso non ci sono indizi sul fatto che la soia possa costituire un pericolo anche per il pancreas umano. Spesso i ratti vengono alimentati con quantità del tutto sproporzionate alla assunzione che noi potremmo fare di tale cibo.
Come abbiamo avuto modo di dire e ridire: servono ancora tanti studi prima di poter arrivare a sentenza.
Però una cosa la sappiamo al momento. L’isoflavone genisteina si comporta da agente chemiopreventivo (protegge i tessuti sani dagli effetti tossici dei farmaci antitumorali) contro il cancro al pancreas, interferendo con le vie chimiche che stimolano la creazione e la crescita di nuovi tumori.

Il Cancer Council of New South Wales, Australia, ha anche dichiarato che nel complesso un consumo moderato di prodotti a base di soia non sembra presentare un rischio per le donne con cancro al seno, mentre ci sono evidenze equivoche sul fatto che alimentarsi con grosse quantità di prodotti a base di soia possa proteggere dal cancro al seno ed alla prostata. Ma si tratta di evidenze per nulla chiare, ecco perchè alla fine, sempre la stessa fonte, sconsiglia di assumere alimenti a base di soia o integratori per proteggersi o per trattare il cancro.

[Riferimenti]

^ Dethloff, L.; Barr, B.; Bestervelt, L.; Bulera, S.; Sigler, R.; Lagattuta, M.; De La Iglesia, F. (May 2000). “Gabapentin-Induced Mitogenic Activity in Rat Pancreatic Acinar Cells”. Toxicological Sciences (Society of Toxicology) 55 (1): 52–59. doi:10.1093/toxsci/55.1.52. PMID 10788559.

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Gotta e soia

La soia ed i prodotti a base di soia contengono una quantità significativa di purine, basi azotate presenti negli acidi nucleici, che chi soffre di gotta conosce bene (purtroppo per loro). Infatti, mangiando cibi che contengono al loro interno moderate o alte quantità di purine, le loro condizioni di salute potrebbero peggiorare. Per questo l’U.S. National Institutes of Health (NIH) raccomanda loro di limitare il consumo di soia. Tuttavia va detto che altri ricercatori hanno trovato scarse o nulle associazioni tra i cibi ricchi in purine e la gotta.

[Riferimenti]

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fonte: evolutamente.it

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